Dopo l’ennesima emersione del fenomeno delle baby
prostitute a Roma nel quartiere bene dei Parioli ecco scoppiare a Milano il caso
delle "ragazze doccia". La vicenda, avvenuta in una scuola, rivelata
dal sito del Corriere della Sera, coinvolgerebbe ragazze dai 14 ai 16 anni,
che scelgono di prostituirsi in cambio di regali, ricariche telefoniche … Il nome, "ragazze
doccia", deriva da un semplice accostamento: come una doccia al giorno
loro fanno sesso tutti i giorni. I fatti avvengono nei bagni delle scuole in
cambio di oggetti e sono stati scoperti da una equipe di professori guidata dal
prof. Luca Bernardo, diretto del reparto di pediatria del Farebenefratelli del
capoluogo lombardo. Si tratta di ragazze
di buona famiglia, per la maggior parte iscritte a scuole private, spinte dal
bisogno di trasgressione e divertimento piuttosto che dal bisogno economico. L’iniziativa sessuale perversa con la tipica
scissione tra pulsionalità e tenerezza,
tra trasgressione sessuale e relazione affettiva contagia le
ragazzine. Scrive Concita De Gregorio in
un bell’articolo “Pretty baby. Gli amori disperati delle bambine mascherate da
donne” su la Repubblica del 4 novembre : “Una
storia di bambine diventate donne presto come sempre più spesso succede (…) Gli adulti non capiscono cosa stia
succedendo ai loro figli. Le più abili tra le figlie diventano celebri nella
scuola, e fuori. Spesso le performances sono filmate coi telefonini e
condivise. Chi è più fragile soccombe, a volte tragicamente. Chi è più forte
avanza”.
Il
fenomeno delle baby prostitute è uno dei tanti indicatori della diffusione di
quella che ho definito la cultura della perversione (cfr. “La mente abbraccia il cuore”,
Edizioni del Gruppo Abele). La cultura della perversione parte dagli
adulti e arriva ai soggetti in età evolutiva. Parte delle relazioni economiche,
sociali e mediatiche e tende a generare silenziose modifiche antropologiche
nelle nuove generazioni.
In
un contesto di carenze relazionali ed educative degli adulti bambini ed
adolescenti risultano molto più stimolati di un tempo dal punto di vista
sessuale, sempre più svegli o ipereccitati, che dir si voglia, ma anche
sempre più disorientati e soli, sempre più privi di canali di dialogo, di
confronto emotivo e comunicativo sulle tematiche sessuali a causa delle carenze di disponibilità e di
vicinanza emotiva degli adulti nella famiglia e nella scuola. Tutto ciò lascia
spazio ad alcune tendenze rischiose: a) la sollecitazione
a relazioni tra gli individui su basi
illusorie e “senza prossimità” , scoraggiando relazioni interpersonali da sperimentare e da vivere
sul piano del dialogo, della conoscenza e verifica reciproca; b) la sessualizzazione precoce, che pervade tutti i linguaggi mediali e
che risulta un grave fattore di rischio di vittimizzazione, favorendo una gestione immatura della
sessualità, molestie sessuali, violenza interpersonale, nelle sue forme dirette
come nelle varie forme on line; c) riproduzione acritica di
stereotipi di genere e modelli di tipo
narcisistico e perfezionistico associati all’identità maschile e all’identità
femminile, diffusione di imperativi legati al culto
dell’immagine e del corpo, conformato a canoni eterodiretti, come veicolo per ottenere l’approvazione
degli altri.
Ad essere
veicolata dai media non è solo una suddivisione stereotipata dei ruoli, ma
anche una costruzione dell’immaginario di genere e una rappresentazione del
sesso di tipo strumentale che contribuisce alla creazione di modelli di
relazione improntati al consumo, all’usa e getta, alla mancanza di rispetto dei
sentimenti e della persona. La
sessualità scissa dalla tenerezza e dall’intimità tende a diventare strumento
di potere, di conquista narcisistica, di controllo sugli altri non solo da
parte dei ragazzi e dai ragazzini, ma anche da parte di un numero sempre
maggiore di ragazze e ragazzine.
La
sessualizzazione precoce viene stimolata da un insieme di fenomeni sociali,
economici, culturali. La
sessualizzazione precoce è stimolata dai messaggi che sembrano i più innocenti.
(Andate a vedere per es. un film per bambini come “Cattivissimo me2”. Compaiono bambine che sbavano per i ragazzi,
padri che sono gelosi di una precocità affettiva e sessuale delle figlie, che sembra una dimensione sociale e naturale
scontata.)
Nella
cultura sociale della perversione la
sessualità come merce di scambio o di potere mortifica la componente
relazionale e affettiva. L’oggettivazione
della donna e della persona in genere – oggettivazione che circola nei media e
nella società adulta - implica il ridurre
la persona a puro corpo,
dando a quel corpo una valenza sessuale. L’ipersessualizzazione si affianca spesso
all’oggettivazione. La
bisognosità reale e il rispetto emotivo della persona tendono a scomparire. Da
questo brodo di cultura della società adulta non c’è da stupirsi che aumentino
baby prostitute o “ragazze doccia.”

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