giovedì 5 settembre 2013

LA CLINICA DELLE EMOZIONI


E’ un tema su cui stiamo da tempo  lavorando come équipe del Centro Studi Hansel e Gretel.  
Comprendere e rispettare a pieno le emozioni significa arricchire e rivoluzionare la pratica clinica e la pratica sociale.  Quando la mente abbraccia il cuore si trasforma la soggettività e la professionalità (cfr. C. Foti, La mente abbraccia il cuore, Edizioni Gruppo Abele 2012).
Conoscere e padroneggiare le emozioni è la premessa per qualsiasi cambiamento ed intervento nella clinica, nel sociale,  nel campo educativo.
La “clinica delle emozioni” è un atteggiamento innanzitutto soggettivo e mentale (“medice, cura te ipsum”) e poi, conseguentemente,   relazionale, culturale ed operativo che pone le emozioni al centro dell’attenzione e dell’intervento psicologico, sanitario, sociale ed educativo.
“Clinico”,  etimologicamente, è il soggetto da curare sul suo letto (da cliné  che significa “letto”, in greco antico) e che si offre all’esame diretto e personale del medico, ma “clinico” contemporaneamente è l’atteggiamento del medico che si interessa al malato e si avvicina, si china su di lui per osservarlo e curarlo meglio. La clinica dunque rinvia ad un atteggiamento che tenta di curvarsi con attenzione e rispetto nei confronti del destinatario della cura, rinvia ad uno sguardo che tenta di migliorare la vicinanza e la messa a fuoco nei confronti dell’oggetto della cura.
La “clinica delle emozioni”  è  la capacità di riconoscere le emozioni “incistate” e dissociate a seguito delle esperienze avversive o traumatiche vissute nel passato e che continua ad emergere e a condizionare il presente,  è la capacità di familiarizzarsi  con le emozioni del qui ed ora, di meditare e di respirare consapevolmente su di esse. La “clinica delle emozioni” comprende e favorisce la possibilità di stare a contatto e di mantenere l’attenzione e la sintonia con le emozioni proprie e con quelle del destinatario del lavoro psicologico, sanitario, sociale ed educativo.
La “clinica delle emozioni” presuppone una conoscenza approfondita su basi scientifiche e neuroscientifiche del ruolo e del funzionamento  delle emozioni nella vita dell’individuo e della comunità sociale e consente lo sviluppo di specifiche competenze emotive, riflessive e comunicative sul piano del rapporto con se stessi e con gli altri.
Tali competenze sono spesso raggruppate nel concetto di “intelligenza emotiva” che comprende cinque facoltà essenziali per le emozioni: il riconoscimento, la comprensione, l’espressione, la regolazione ed infine – aspetto fondamentale – il loro utilizzo intelligente ed efficace. 

La “clinica delle emozioni” consente di rinnovare straordinariamente l’ascolto di sé e l’ascolto degli altri nell’attività educativa e professionale, migliorando  il controllo, la gestione e l’utilizzo delle cosiddette emozioni “negative”, quali la paura, la tristezza, il dolore, la rabbia, la colpa,  ecc.  In questa prospettiva non viene soltanto favorita  la dimensione del benessere e della cura di sé e dell’altro, ma in qualche misura anche la dimensione spirituale, ovvero la componente del soggetto umano che tende a una trascendenza. , Ovviamente questa trascendenza può essere concepita e vissuta in tanti modi,  in ogni caso è trascendenza del soggetto rispetto a se stesso, è comunque  una qualche aspirazione a superare il ripiegamento narcisistico del soggetto su se stesso, è sempre un qualche tentativo di connessione con il prossimo,  con la natura, con l’impegno a favore dell’infanzia e delle generazioni future.    

domenica 1 settembre 2013

ATTENZIONE! CHIAGNE E FOTTE!








Ci sono tanti  aspetti inquietanti nella vicenda di Berlusconi e nel fenomeno del berlusconismo. Politici, storici, psicologi sociali, psicoanalisti avranno modo di occuparsene in  modo rigoroso ed approfondito quando Berlusconi uscirà di scena e la lunga e nefasta influenza della sua leadership e del suo potere economico e mediatico cominceranno a ridursi (sempre che quell’influenza e quel potere non continueranno  ad agire cambiando volto e forma).

C’è un lato della questione che oggi mi colpisce molto come psicologo clinico. La capacità di Berlusconi di negare, l’atteggiamento mentale con cui si è rapportato e si rapporta ai riscontri  di fatto e di giustizia che si sono stati e gli sono contestati.   Merita e meriterà  di essere studiato e compreso il suo modo di fare, di parlare di atteggiarsi quando per es.  nel video messaggio successivo alla definitiva sentenza di condanna nella Cassazione o in altre occasioni in cui  ha proclamato la propria innocenza. Il tono di voce fermo ed indignato, lo sguardo fiero, la mano sul cuore,  un discorso che non entra nel merito dei fatti ma si pone l’obiettivo di teatralizzare il ruolo dell’innocente. Berlusconi non ha certo inventato, ma ha esaltato e diffuso, una linea di reazione alle contestazioni giudiziarie e ai riscontri  della realtà sociale, basato sulla negazione e sulla proiezione all’esterno delle responsabilità.  

“Anche quando finge una commozione che non sente – scrisse Indro Montanelli – quella commozione ad un certo punto diventa vera perché finisce per commuoversi di se stessa. Le lacrime di Berlusconi possono essere un inganno per chiunque meno che per Berlusconi.  A quello che dice e fa, anche se lo dice e fa per calcolo, Berlusconi ci crede … La scena sa tenerla da grande attore: se gli dessero da recitare l’Otello sarebbe capace, per dare più verosimiglianza al cruento finale , di sbudellarsi veramente e non per finta sul corpo esanime di Desdemona ….  Nella parte della vittima, quella che i napoletani chiamano del ‘chiagne e fotte’ è imbattibile. Forse qualcuno capace di ‘fottere’ come lui ci sarà. Ma nel ‘chiagnere’ non c’è chi lo valga”.

Berlusconi ha fatto scuola, ha portato il ricorso alla negazione e al diniego  ad un livello particolare di efficacia e di visibilità.  Lui non ha compiuto gravissime frodi fiscali, lui non ha fatto mai niente,  sono gli altri ad essere cattivi e persecutori nei suoi confronti.
Berlusconi ha ben cinque procedimenti pendenti: due già arrivati a condanne in primo grado (sette anni per concussione e prostituzione minorile , un anno per rivelazione di segreto); tre in fase di indagine (corruzione giudiziaria del teste Tarantini; corruzione di decine e decine di testimoni al processo Ruby, corruzione del senatore De Gregorio e di altri senatori) senza contare le innumerevoli prescrizioni: due per corruzione giudiziaria (processo Mills e Mondadori) e cinque per falso in bilancio.
Ma che problema c’è? Basta negare in modo determinato e ragionato e proiettare ogni colpa all’esterno.


Nella mia pratica clinica ho incontrato e incontro quest’abilità professionale nel negare e nel proiettare la colpa soltanto in una categoria di persone:  i sex offenders intelligenti, quelli che riescano ad integrare il narcisismo e la perversione con una particolare forza dell’Io e con un abile ricorso alla razionalità.