E’ un tema su
cui stiamo da tempo lavorando come
équipe del Centro Studi Hansel e Gretel.
Comprendere e rispettare
a pieno le emozioni
significa arricchire e rivoluzionare la pratica clinica e la pratica
sociale. Quando la mente abbraccia il
cuore si trasforma la soggettività e la professionalità (cfr. C. Foti, La mente abbraccia il cuore, Edizioni
Gruppo Abele 2012).
Conoscere e padroneggiare le emozioni è la premessa per qualsiasi
cambiamento ed intervento nella clinica, nel sociale, nel campo educativo.
La “clinica
delle emozioni” è un atteggiamento innanzitutto soggettivo e mentale (“medice, cura te ipsum”) e poi,
conseguentemente, relazionale,
culturale ed operativo che pone le
emozioni al centro dell’attenzione e dell’intervento psicologico,
sanitario, sociale ed educativo.
“Clinico”, etimologicamente, è il soggetto da curare sul
suo letto (da cliné che significa “letto”, in greco antico) e che
si offre all’esame diretto e personale del medico, ma “clinico” contemporaneamente
è l’atteggiamento del medico che si
interessa al malato e si avvicina, si china su di lui per osservarlo e curarlo
meglio. La clinica dunque rinvia ad un atteggiamento che tenta di curvarsi
con attenzione e rispetto nei confronti del destinatario della cura, rinvia ad
uno sguardo che tenta di migliorare la vicinanza e la messa a fuoco nei
confronti dell’oggetto della cura.
La “clinica
delle emozioni” è la capacità di riconoscere le emozioni
“incistate” e dissociate a seguito delle esperienze avversive o traumatiche
vissute nel passato e che continua ad emergere e a condizionare il
presente, è la capacità di familiarizzarsi con le emozioni del qui ed ora, di meditare e di respirare consapevolmente su di
esse. La “clinica delle emozioni” comprende e favorisce la possibilità di stare
a contatto e di mantenere l’attenzione e la sintonia con le emozioni proprie e
con quelle del destinatario del lavoro psicologico, sanitario, sociale ed
educativo.
La “clinica
delle emozioni” presuppone una conoscenza approfondita su basi scientifiche e
neuroscientifiche del ruolo e del funzionamento
delle emozioni nella vita dell’individuo e della comunità sociale e
consente lo sviluppo di specifiche competenze emotive, riflessive e
comunicative sul piano del rapporto con se stessi e con gli altri.
Tali
competenze sono spesso raggruppate nel concetto di “intelligenza emotiva” che
comprende cinque facoltà essenziali per le emozioni: il riconoscimento, la
comprensione, l’espressione, la regolazione ed infine – aspetto fondamentale –
il loro utilizzo intelligente ed efficace.
La “clinica
delle emozioni” consente di rinnovare
straordinariamente l’ascolto di sé e l’ascolto degli altri nell’attività
educativa e professionale, migliorando
il controllo, la gestione e l’utilizzo delle cosiddette emozioni “negative”,
quali la paura, la tristezza, il dolore, la rabbia, la colpa, ecc.
In questa prospettiva non viene soltanto favorita la dimensione del benessere e della cura di
sé e dell’altro, ma in qualche misura anche la dimensione spirituale, ovvero la
componente del soggetto umano che tende a una trascendenza. , Ovviamente questa
trascendenza può essere concepita e vissuta in tanti modi, in ogni caso è trascendenza del soggetto rispetto
a se stesso, è comunque una qualche
aspirazione a superare il ripiegamento narcisistico del soggetto su se stesso,
è sempre un qualche tentativo di connessione con il prossimo, con la natura, con l’impegno a favore
dell’infanzia e delle generazioni future.

