TRIESTE, 23 SETTEMBRE Due seminari di formazione al mattino con educatori
ed insegnanti delle scuole elementari e medie, al pomeriggio con insegnanti di
scuole materne ed asili nido sul tema “Le operazioni mentali dell’ascolto”.
LE
OPERAZIONI MENTALI DELL’ASCOLTO.
1. L’ASCOLTO COME RICONOSCIMENTO DELL’ALTERITA’, COME SUPERAMENTO DEL
NARCISISMO
2. L’ASCOLTO COME ACCETTAZIONE E ACCOGLIENZA DI CIO’ CHE C’E’
3. L’ASCOLTO COME DIMENSIONE NON COINCIDENTE CON IL FARE, COME CAPACITA’
DI TENERE A BADA L’URGENZA DELL’AGIRE
4. L’ASCOLTO COME DISPONIBILITA’, MENTALE E DI TEMPO, COME
EROGAZIONE DI ENERGIA E OFFERTA DI TEMPO ALL’ALTRO
5. L’ASCOLTO COME INTERESSAMENTO E INCORAGGIAMENTO A PARLARE, COME MANIFESTAZIONE DI UNA PRESENZA ASCOLTATRICE
6. L’ASCOLTO COME IMPEGNO A FARE SILENZIO, COME DISPONIBILITA’ A
SGOMBRARE LA NOSTRA MENTE DA CONTENUTI E PREOCCUPAZIONI DISTURBANTI PER DARE
SPAZIO ALL’ALTRO.
7. L’ASCOLTO COME IMPEGNO A NON GIUDICARE
8. L’ASCOLTO COME IMPEGNO ALL’ASCOLTO DI SE’ E CONSAPEVOLEZZA DEI LIMITI
E DELLE PROPRIE INTERFERENZE SOGGETTIVE
ALL’ASCOLTO
9. L’ASCOLTO COME EMPATIA, VIAGGIO ESPLORATIVO NELLA MENTE DELL’ALTRO
RESTANDO SE STESSI
10. ASCOLTO COME CAPACITA’ DI RESTITUIRE LE EMOZIONI, COME VICINANZA E COMPETENZA EMOTIVA
Un esempio di come gli effetti benefici dell’ascolto
possano essere distrutti dal giudizio, dalla tendenza ad imprigionare i
comportamenti dell’altro in schemi precostituiti è data da questo esempio che
traggo da un articolo di Claudio Bosetto (cfr. C. Bosetto, C. Foti, “L’ascolto:
una speranza per la scuola”, Sie edizioni):
Marco è un
bambino che ha gravi crisi violente durante le quali aggredisce i compagni,
compie atti auto lesivi, distrugge tutto ciò che lo circonda, in particolare le
proprie cose.
Quando racconta
delle violenze fatte e subite Marco ride, dice che è bello fare e farsi del
male, che a lui non importa nulla.
Un giorno Marco
deve studiare una poesia, si impegna straordinariamente, riesce a leggerla
bene, addirittura ad impararla a memoria; un mattino, in classe, la recita
davanti ai compagni. I compagni alla fine lo applaudono. Marco li guarda felice
e poi inizia a piangere e sembra che non smetta più.
La maestra Carla
lo ferma e dice: «Vederti piangere mi rende tanto felice ma anche tanto triste.
Ci sentiamo tanto felici quando gli altri ci apprezzano, così come ci sentiamo
tanto tristi e arrabbiati quando tutti ci disprezzano, maltrattano e non
abbiamo nessuno di cui fidarci».
Marco smette un
po’ di piangere e risponde: «Io piangevo sempre, ma non l’ho mai detto».
Nel pomeriggio
cambia insegnante e Carla, incauta, racconta ad una collega quello che è
successo. La collega si rivolge a Marco e commenta: «Oh, ma che sciocco che
sei! Cosi grande e piangi per così poco!».
Durante il pomeriggio
Marco taglia a pezzettini il foglio su cui aveva scritto la poesia.

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